Gli Interni Santuario

Il progetto del Santuario risale al 1896 ad opera dell’ingegnere napoletano Francesco Foschini, quando la comunità parrocchiale, ormai cresciuta, trovava piccola la chiesa Seicentesca e quella ad essa adiacente costruita il secolo successivo.

Il Rito di Benedizione della posa della prima pietra avvenne l’8 novembre 1896.

L’interno dell’attuale tempio, luminoso e solenne e a croce latina a tre navate. Imponenti, le quattordici colonne di granito rosato di Baveno, monolitiche, sormontate da un elegante capitello, corinzio in marmo bianco di Carrara, innalzate nel 1905, separano le navate.

Il soffitto delle navate è caratterizzato da otto cupolette, dai colori delicati, impreziosite da un sottile balzo in oro, le decorazioni stucco sono di Gaetano Cappa.

Le due navate laterali si chiudono sul fondo con le due cappelle frontali, quella a sinistra dedicata all’Immacolata, dove è collocata nella nicchia la bellissima Statua Seicentesca, che raffigura la Vergine incoronata nel gesto delle mani di invitare i fedeli a rivolgersi verso l’altare centrale. Ai piedi della Vergine, la graziosa immagine del Bambino di Betlemme. La navata di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, con la statua di Cristo in legno, con ai suoi piedi la statua di Cristo morto.

Sul fondo della navata centrale il sontuoso altare preceduto dal presbiterio con una graziosa balaustra in marmi policromi.

Laboriosa la pavimentazione in marmo poligono realizzata nel 1935. Come descrive l’ingegnere Cappa, il pavimento in marmo è diviso in quindici scomparti, cinque per ogni navata, dalle fasce che corrono lungo le colonne in marmo bianco di Carrara.

La pavimentazione delle navate è caratterizzata da lastroni quadrangolari di marmo bianco e quadretti di marmo verde di Genova. Al centro di ogni navata, una stella crea un suggestivo effetto da cielo in terra.

Le colorate pitture parietali degli anni Ottanta sono opera dell’artista Pietro Favaro, esponente della Scuola Reffo di Torino.

La Cupola

A cassettoni di cinquanta metri di altezza e dieci metri di diametro completata nel 1908.

Nel 1981 durante i lavori di decorazione del santuario viene decorata la lanterna con l’immagine del triangolo equilatero, con al suo interno l’occhio di Dio, simbolo della Trinità. Nello stesso anno si rinnova la decorazione delle vele sottostanti. Sono raffigurati i quattro evangelisti in piedi nella loro iconografia tradizionale: Matteo con l’angelo, Marco con il leone, Luca con il toro e Giovanni con l’aquila.

La Grande Vetrata

Nel 1976 al finestrone centrale della facciata, viene installata la vetrata policroma realizzata dalla ditta Mellini di Firenze, imponente nei suoi quindici metri quadrati. Raffigura San Giuseppe che scende dal cielo nel Santuario a lui dedicato accompagnato da Gesù.

L’autore del progetto è l’ artista inglese Edward Butler, che ha pensato anche il programma artistico delle altre due vetrate.

L’Organo

Sopra l’entrata principale si trova l’organo polifonico a duemila canne. Risale al 1948, realizzato dalla rinomata ditta Mascioni di Cuvio in provincia di Varese. L’organo suonò per la prima volta il 10 ottobre dello stesso anno. Nel 2017 un restauro filologico ad opera della Ditta Continiello di Monteverde Irpino lo riporta allo splendore delle origini.

L’ Abside

Nel 1935, in un momento di ripresa dei lavori di decorazione del Santuario, si realizzano i dipinti nelle volte dell’abside e del transetto, ad opera del pittore napoletano Vincenzo Gallotti. I dipinti raffigurano gli angeli nell’armonia celeste. Nel 1980 dopo il terremoto, si restaurano le volte, ravvivandole con colori tenui e con costoni dorati, così da mettere in risalto l’architettura, senza appesantire la decorazione.

Le Nicchie dell’Abside

Nel 1984 vengono decorate le nicchie della absidale, dalle quali si affacciano con un effetto a rilievo sulla parete: la figura di Giuseppe Ebreo, il patriarca che anticipa il ruolo dello sposo di Maria; la figura del re Davide, alla cui discendenza è promesso il Messia. Seguono le figure dei papi entrami devoti di San Giuseppe: il Beato Pio IX, che dedicò a San Giuseppe la Lettera Apostolica “Inclytum Patriarcham”, un trattato in cui evidenzia i titoli di grandezza, dignità, santità e missione del Santo, proclamandolo Patriarca Universale di tutta la Chiesa. San Giovanni XXIII, il Papa del Concilio Vaticano II, profondamente devoto al Santo, lo dichiarò protettore del Concilio stesso e inserì il nome di San Giuseppe nel Canone Romano. Il ciclo pittorico dell’abside, si completa con la pregevole tela del 1784 che raffigura la gloria di San Giuseppe con il Bambino tra le braccia, opera del pittore napoletano Angelo Mozzillo, esponente del barocco campano.

Medaglioni

Nel 1980 si realizzano anche le decorazioni dei medaglioni della calotta absidale che raffigurano le tre virtù teologali.

Al centro la Fede con il capo velato, che ha nelle mani la Croce e l’Eucarestia, simboli del Cristianesimo. A destra la Carità, circondata dai fanciulli, ha tra le sue braccia un fanciullo. Elementi simbolo dell’amore materno e dell’attenzione verso il prossimo. A sinistra la Speranza, raffigurata con l’àncora tra le mani, a cui aggrapparsi per rimanere fermi nel porto sospirato, il porto della resurrezione.

Il Trono

Il 18 marzo 1955 arriva il momento tanto atteso: la Consacrazione dell’Altare maggiore e la Dedicazione del Tempio a San Giuseppe, che sigillano la definitiva conclusione dei lavori del santuario iniziati sessant’anni prima. L’imponente monumento realizzato su disegno dall’architetto Mariano Iervolino è alto undici metri e pesa 1145 quintali, impreziosito dalla policromia e dalla varietà dei marmi: botticino avorio, breccia africana, onice del Perù. L’altare è a gradoni ascendenti che culminano nel tabernacolo, sormontato da due angioletti in marmo bianco che offrono ghirlande di fiori si eleva il trono a San Giuseppe

Il Battistero

La prima cappella a sinistra, appena entrati, è il luogo che conserva il battistero storico. Collocato al centro della cappella, risale al 1684, come riportato sull’epigrafe ai piedi di esso, appena un anno successivo dell’erezione a Parrocchia avvenuta il 19 agosto 1683. In alto la parete è decorata con la scena raffigurante il Battesimo di Gesù nel fiume giordano. Il dipinto, realizzato da Pietro Favaro, artefice di tutto il complesso pittorico, è fedele all’iconografia tradizionale delle raffigurazioni del Battesimo di Gesù, raccontato nei Vangeli sinottici.

Sulla scena un paesaggio naturale; compaiono i due personaggi principali: Gesù cinto di un telo, immerso con i piedi nell’acqua del fiume Giordano e Giovanni Battista, vestito con pelle di cammello, gli versa l’acqua sulla testa. La colomba simbolo dello Spirito Santo, che illumina la scena con un fascio di luce, scende su Gesù. Sullo sfondo: vari personaggi e gli ebrei che partecipano al momento.

La Cappella di Sant’Antonio di Padova

La composizione raffigura il Santo con in braccio Gesù Bambino nel gesto del dono del pane ai poveri e ai sofferenti, a cui ha dedicato tutta la sua vita e il suo apostolato. Il Santo, come nella tradizione iconografica, è vestito con il saio, simbolo di appartenenza all’ordine dei francescani. Sullo sfondo a destra la basilica a lui dedicata a Padova. In alto a sinistra gli angioletti, che rappresentano la sua gloria, hanno in mano un giglio, l’elemento iconografico che esprime la purezza e la lotta con il demonio fin dalla sua fanciullezza.

La Cappella di Santa Rita da Cascia

Il Favaro, in questa rappresentazione, con la sua grande maestria, ha riassunto nella raffigurazione commovente e ricca di emozioni, la vita di Santa Rita. La lettura del dipinto ci consente di scoprire la storia e la forza, di questa piccola grande, donna che ha vissuto il Vangelo concretamente, giorno dopo giorno. Sono rappresentati gli elementi tipici della sua iconografia, che richiamano episodi della sua vita e della sua santità.

Raffigurata con il saio delle agostiniane, nonostante sia entrata in convento nella seconda parte della sua vita, dopo essere stata moglie, madre e vedova, mostra la sua virtù di donna. Ai suoi piedi il libro di preghiera ricorda la sua religiosità, la rosa e i fichi che ricordano un miracolo della santità in punto di morte. Si intravedono sulla sua testa le api bianche, altro elemento iconografico della Santa, che ricorda il miracolo delle api, avvenuto, quando Rita era una bambina: uno sciame di api le si posò sulla culla nutrendola con il miele e non facendole del male.

Sulla fronte la spina, che la fa sanguinare, ricorda un prodigioso miracolo: pregando insistentemente, Rita chiese a Gesù di condividere con lei in parte le sue sofferenze. Avvenne il prodigio, fu trafitta da una spina della corona di Gesù, fu un dolore senza fine la sua piaga divenne il suo sigillo d’amore. Sullo sfondo del dipinto di notte su una strada buia e raffigurata la scena dell’assassinio del marito, per mano dei nemici, a cui Rita concesse il perdono.

La Cappella del Crocifisso

Le belle statue di Gesù Cristo in croce e di Maria Addolorata, che partecipa alle sofferenze del Figlio, incorniciate dal dipinto sulla parete, che ha come sfondo Gerusalemme, ricoperta dalla tenebre, per la tragica morte del Salvatore.

Al di sopra del cielo ricoperto di nubi, il Padre che partecipa alla morte del Figlio, con il capo circondato dal triangolo equilatero, che simboleggia la Trinità e larghe ali di colomba bianca che rappresentano Spirito Santo. Un fascio di luce si staglia dal cielo, luminoso rispetto alla terra, e si rivolge verso Gesù crocifisso, richiama il triangolo della Trinità.

La Cappella della Madonna del Rosario di Pompei

Il Favaro riprende la canonica raffigurazione della Vergine assisa e circondata da San Domenico e Santa Caterina da Siena, proprio come nell’icona originale del Santuario di Pompei. Sullo sfondo il Vesuvio e gli scavi archeologici dell’antica Pompei distrutta dall’eruzione del vulcano nel 79 d.C.. Ai piedi della Vergine sono raffigurati i personaggi reali legati al territorio: Monsignor Don Peppino Ambrosio, fondatore del Santuario San Giuseppe, il beato Bartolo Longo fondatore del Santuario di Pompei e San Giuseppe Moscati, medico napoletano.

Il popolo dei fedeli circonda la statua con in mano la corona, simbolo della devozione alla Vergine del Rosario. Il giovane di spalle in primo piano porta la tradizionale “bardinella”: un grande fazzolettone in cui venivano raccolti ed esposti i prodotti che i sangiuseppesi commerciavano.

la Cappella di Santa Lucia

La giovane vergine martire a causa delle persecuzioni di Diocleziano.

Si rappresenta la Santa al momento del martirio, fedele alle tradizioni degli Atti Latini. La giovane Lucia, accusata di essere cristiana, sostenne un processo di fronte al prefetto Pascasio, che notata la forza e la fierezza della fanciulla nel dichiararsi cristiana, la sottopose ad ogni forma di tortura. Ma ella resisteva come una roccia alle torture del prefetto, il quale non voleva piegarsi ai segnali straordinari, che Dio attraverso di lei gli stava mostrando. Alla fine, Lucia cadde in ginocchio e venne trafitta alla gola. Prima di morire profetizzò la fine di Diocleziano e la pace per la chiesa.

La Cappella di San Leonardo Murialdo

È la Cappella dedicata al fondatore della Congregazione di San Giuseppe, ai cui membri, chiamati comunemente Giuseppini del Murialdo, è affidata la cura del santuario dal 15 dicembre 1928.

Il dipinto rappresenta il Santo circondato dai giovani, ai quali ha dedicato il suo impegno e il suo apostolato, e alcuni personaggi storici legati al territorio sangiuseppese : riconosciamo padre Alteo Jacopini, parroco dal 1976 al 1984, durante i lavori di decorazione del santuario; Padre Girolamo Apolloni, superiore generale; padre Gino Ceschelli, eroico parroco durante la seconda guerra mondiale, ucciso dai nazisti il 23 settembre 1943 all’ombra del Santuario, perché fiero oppositore delle angherie delle truppe naziste contro i fedeli indifesi della parrocchia.

Tra i personaggi compare anche il Favaro stesso, in un autoritratto: collocatosi tra i fedeli del santo, egli è l’autore di tutte le decorazioni pittoriche del santuario. Tra la folla si notano anche i volti delle prime Suore Murialdine: suor Elena, la superiora della Congregazione, e suor Anna Zuliani, che nel Santuario di san Giuseppe hanno ottenuto l’approvazione diocesana. Sullo sfondo della raffigurazione vediamo la facciata del Santuario e San Giuseppe con Gesù fanciullo al fianco.

Il Transito di San Giuseppe

Sulla parete del transetto campeggia il grande dipinto che raffigura la morte di San Giuseppe. Ritratto nella sua officina di artigiano (San Giuseppe è il Patrono di tutti i lavoratori) e circondato dall’affetto del Figlio e dell’amata Sposa, la Vergine Maria, si prepara con volto sereno ad essere accolto tra le braccia del Padre Celeste, attorniato da uno stuolo di angeli pronti ad incoronarlo, con il giglio, simbolo della purezza, deposto sul giaciglio in primo piano (San Giuseppe è il Patrono dei Vergini).

I colori vivi della pittura del Favaro esaltano la forza della scena, che comunica un’intensa commozione e una affascinante serenità. San Giuseppe è anche il Patrono della Buona Morte.

Al di sotto del Transito, nel medaglione, Sant’Andrea Besette, canonizzato nel 2010 da papa Ratzinger, fondatore del Santuario di San Giuseppe in Montreal, Canada.

Lo Sposalizio di San Giuseppe con la Vergine

Il dipinto si discosta dalla tipica raffigurazione dello sposalizio, attenendosi alla realtà storica della tradizione ebraica del tempo, legata al matrimonio. Vediamo Giuseppe che accoglie Maria nella sua stessa casa. Egli le va incontro, scendendo un gradino, e lei, altrettanto, ne sale un altro: i due si incontrano a metà strada. Ci troviamo all’ora del tramonto, circondati dalla gioia di parenti e amici, con le vergini vestite a festa, come da tradizione, con le lampade accese.

Quadro di straordinaria bellezza, simbolo dell’amore e della famiglia, di gran lunga ritenuto il capolavoro del Favaro. Il fascio di luce mette a fuoco il gesto d’amore di Giuseppe, di accogliere Maria con affetto e dedizione.

Un dettaglio, quello del bastone spezzato sulla destra in basso, fa riferimento ad una tradizione apocrifa, secondo la quale Dio avrebbe dato un segno al sacerdote Zaccaria, per scegliere lo sposo di Maria: il degno marito della Vergine Maria, tra tutti i suoi pretendenti, sarebbe stato colui al quale il bastone fioriva: e il bastone di Giuseppe fiorì…

 Al di sotto dello Sposalizio, nel medaglione, è raffigurato p. Enrico Reffo, confondatore della Congregazione di San Giuseppe