Biografia

Sono nato a Napoli nel 1972, figlio di Tommaso e Antonietta Carifi. Mio fratello Michele è sposato con Mirella. Sono zio di Tommaso Leonardo e di Maria Antonietta. La casa di famiglia è a San Leonardo, Ottaviano. Battesimo, Prima Comunione e Cresima nella Parrocchia di San Leonardo. Elementari al Cristo Re, Medie alla Ceschelli, Scientifico al Torricelli. Ingegneria quasi finita alla Federico II.

A 25 anni l’ingresso in noviziato a Viterbo e dall’8 novembre 1998 i primi voti come Giuseppino del Murialdo. Sempre a Viterbo gli studi di filosofia all’Istituto San Pietro e le attività nella parrocchia di Santa Maria delle Farine. Il tirocinio a Roma, nel Centro di Formazione Professionale ENGIM San Paolo, come insegnante di matematica e fisica, e nel Pontificio Oratorio San Paolo come animatore delle attività oratoriane.

 Dal 2002 per tutto il 2005 studio teologia nell’Instituto Paulo VI a Londrina, in Brasile, facendo apostolato anche tra i ragazzi di strada, come formatore e operatore sociale alla EPESMEL.

Nel gennaio 2005, nella splendida cornice del Mese Murialdino, a Fazenda Sousa, prometto di rimanere giuseppino per sempre. Diacono dall’agosto 2005 per le mani dell’Arcivescovo di Londrina, S.E. Mons. Albano Cavallin, ancora un annetto in missione, al CIFAP di Bissau, in Guinea Bissau, e nella popolosa Paroquia de São Antonio de Bandim, in Africa occidentale. Rientrato in Italia, nell’anno 2006-2007 insegno religione alle superiori del Collegio Brandolini Rota di Oderzo, nel Veneto.

«L’amore non avrà mai fine!» (1 Cor 13, 7-8a). Ricevo l’Ordinazione Sacerdotale nel Santuario di San Giuseppe il 21 aprile 2007 da S.E. Mons. Beniamino Depalma, Vescovo di Nola. Finalmente mi spendo come prete giuseppino prima a Napoli nell’Oratorio della Parrocchia Sacra Famiglia al Rione Luzzatti e poi ancora in missione a Fier, in Albania, come istruttore alla Scuola professionale e Direttore del Qendra Sociale Murialdo. A Roma per due anni mi perfeziono negli studi per impegnarmi nella formazione iniziale come Maestro dei novizi e infine, dall’agosto 2016, ritorno in missione a San Giuseppe Vesuviano: prima come Direttore dell’Opera poi, dal 4 settembre 2019, come Parroco al Santuario.

Volevo essere felice

Quando i bambini mi chiedono: «Perché ti sei fatto prete?». La risposta è: «Volevo essere felice! Mi piaceva, mi piace!». Risposte così farebbero innervosire i maestri di vita consacrata. I ragazzi invece le capiscono. E intuiscono che sei sincero. Tutti si danno da fare per essere felici. Alcuni sono felici solo quando hanno questo, ottengono quello, o vestono come, o…

Altri sono felici a… dare. Come Gesù, che dice che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ho assaporato pian piano la soddisfazione che si prova a… dare. Cose semplici, tipo regalare un sorriso o una pacca sulla spalla ai bisognosi. Mi piaceva, mi piace. La mia “vocazione” è cominciata così. A farmi giuseppino e prete neanche ci pensavo. Volevo essere felice. E allora eccomi nei gruppi del Centro Giovanile a San Giuseppe Vesuviano. Entro come giovanissimo di Azione Cattolica. Faccio carriera: educatore e poi coordinatore ACR; animatore e poi responsabile all’Estate Ragazzi; anche volontario estivo in Albania con la Diocesi di Nola. Il curriculum si arricchisce a livello spirituale: la Bibbia divorata con sempre maggiore attenzione; l’incontro con la mistica murialdina dell’amore misericordioso di Dio; la scoperta che la preghiera è una cosa e le preghiere sono un’altra… Intanto anche la vita diciamo normale: la scuola, l’università, le vacanze in giro, la compagnia di teatro “la Prova” a San Leonardo, i libri e le uscite, le feste e i film, gli amici e le ragazze. Sempre felice, alla ricerca della felicità.

Ma il Signore volle sedurmi. E quasi senza accorgermi, mi lasciai sedurre. Non subito gli dissi “ok”. Al contrario, sordo e fifone, scappai da Lui: la paura di quello che diceva la gente… il pensiero che fosse tutto una sciocchezza…

Ma dovevo decidere se essere felice o no. E non si trattava solo di fare scelte da bravo ragazzo. Capivo che era in gioco la vita! Con amabile violenza il buon Dio vinse la mia sordità e dissipò ogni mia preoccupazione. E mentre tutta la società chiedeva ai giovani di “sistemarsi”, io non mi sistemai! E ancora non sono sistemato, perché come Gesù, sono sempre pronto!